L’onestà, lo sviluppo, il sottosviluppo e la decrescita

Un'analisi diversa da quella del Movimento 5S

3
2870

Siamo ai primi di ottobre 2016 e Virginia Raggi, del Movimento 5S, eletta sindaco di Roma alle ultime elezioni amministrative di giugno 2016, sembra che finalmente abbia terminato la formazione della giunta capitolina (ho iniziato a redigere questo lavoro da alcune settimane e ho dovuto cambiare molte volte queste prime righe!!).
Pensò però che i problemi veri debbano ancora venire sia per la futura giunta Raggi che per il Movimento 5S.
I problemi che la futura giunta Raggi e il Movimento 5S dovranno affrontare riguarderanno diversi aspetti della realtà (che è sociale, economica, politica e culturale) ma qui intendo affrontarne solamente uno: l’onestà!
Quello dell’onestà è un principio fondamentale del Movimento 5S. Penso però che questo movimento stia prendendo un abbaglio e che non abbia fatto una analisi corretta della situazione. Ma il riferimento alla politica del Movimento 5S è solamente l’occasione per avviare una analisi di una realtà ben più vasta e profonda e che riguarderà fenomeni come lo sviluppo economico, il sottosviluppo, e, alla fine, anche la decrescita.
In questo lavoro si metterà in evidenza come l’onestà sia un fenomeno molto complesso e sicuramente multideterminato ma che, in massima parte, va al di là dalla volontà dei singoli individui e delle scelte di movimenti politici e che, quindi, sia in massima parte determinato da fattori come quelli sociali, economici e culturali.

L’onestà
Ma che cosa è l’onestà?
Dice il vocabolario Treccani:
onestà (ant. onestade) s. f. [dal lat. honestas -atis, der. di honestus (v. onesto)]. – La disposizione d’animo e il comportamento, spec. abituale, di chi è onesto, nelle varie accezioni dell’agg….
Quindi chi è onesto?
Dice sempre il vocabolario Treccani:
onèsto agg. [dal lat. honestus, propr. «onorato», der. di honos -oris «onore»]. – 1. Di persona che agisce con onestà, lealtà, rettitudine, sincerità, in base a principî morali ritenuti universalmente validi, astenendosi da azioni riprovevoli nei confronti del prossimo, sia in modo assoluto, sia in rapporto alla propria condizione, alla professione che esercita, all’ambiente in cui vive…
Da queste definizioni si capisce che con questi concetti ci si riferisce a scelte personali e quindi si è al di fuori della realtà politico-economica, che è quella dove opererà la giunta capitolina di Virginia Raggi ed è quella con cui tutti dobbiamo fare i conti.
Penso che l’onestà in campo politico-economico vada al di là delle scelte individuali o di un movimento politico e che sia in relazione a una realtà che li trascende, a una realtà di un altro livello: penso che sia in relazione alle condizioni di sviluppo o di sottosviluppo in cui versa l’economia.

il-quotidiano-in-classe-quotidiano-net Foto 1 Un pensiero di Tito Livio sull’onestà

Ricordi giovanili
L’analisi di questo tema mi riporta al periodo in cui studiavo all’Università e soprattutto mi fa venire in mente il pensiero di un grande sociologo e antropologo francese: Émile Durkheim
Riporto da Wikipedia del 14/09/2016 alcuni stralci della voce “Émile Durkheim”
“Nella teoria di Émile Durkheim i fatti sociali costituiscono l’oggetto della ricerca sociologica. È considerato fatto sociale
« qualsiasi maniera di fare, fissata o meno, suscettibile di esercitare sull’individuo una costrizione esteriore; o anche (un modo di fare) che è generale nell’estensione di una data società pur possedendo una esistenza propria, indipendente dalle sue manifestazioni individuali. »
(Le Regole del Metodo Sociologico, 1895)
In altre parole: “I fatti sociali consistono in modi di agire, di pensare e di sentire esterni all’individuo, eppure dotati di un potere di coercizione in virtù del quale si impongono su di lui”. Sono quindi aspetti della vita quotidiana (e sociale, per l’appunto), “rappresentazioni psichiche collettive”, sovraindividuali e coercitive, che coinvolgono un gruppo sociale. Sono sintesi di fattori individuali, ma non la somma di essi. Il potere coercitivo del fatto sociale si esprime in norme, consuetudini, idee collettive, etc.
——–
Uno degli studi più famosi di Durkheim riguarda il suicidio (Il suicidio. Studio di sociologia – 1897): pur sembrando in apparenza un atto soggettivo, imputabile a incurabile infelicità personale Durkheim mostra come ci possano essere dei fattori sociali che esercitano un’influenza determinante al riguardo, soprattutto ciò che egli chiama anomia, rottura degli equilibri della società e sconvolgimento dei suoi valori. Durkheim scarta le spiegazioni del suicidio di tipo psicologico; ammette che vi possa essere una predisposizione psicologica di certi individui al suicidio, ma la forza che determina il suicidio non è psicologica, bensì sociale. Elenca i modi di suicidio in tre tipi:
• il suicidio egoistico si verifica a causa di una carenza di integrazione sociale. Durkheim aveva analizzato le categorie di persone che si suicidano, e aveva notato che in presenza di legami sociali forti (appartenenza a comunità religiose, matrimonio, ecc.) il tasso di suicidio è notevolmente ridotto, se non assente. Secondo Durkheim dunque, il suicidio di tipo egoistico è causato dalla solitudine con la quale l’individuo non integrato si trova a dover affrontare i problemi quotidiani.
• il suicidio altruistico si ha quando la persona è troppo inserita nel tessuto sociale, al punto da suicidarsi per soddisfare l’imperativo sociale (ricordiamoci che per Durkheim è la società che crea gli individui, e non viceversa) come esempio c’è la vedova indiana che accetta di esser posta sul rogo che brucerà il corpo del defunto marito (Sati), o il comandante di una nave che sta per affondare, il quale decide di non salvarsi e di morire affogando insieme alla nave.
• il suicidio anomico, tipico delle società moderne, sembra collegare il tasso dei suicidi con il ciclo economico: il numero dei suicidi aumenta nei periodi di sovrabbondanza come in quelli di depressione economica.
La corrente suicidogena come Durkheim l’ha chiamata, presuppone anche un coefficiente di preservazione, cioè delle condizioni soggettive che diminuiscono o aumentano la probabilità del suicidio. Per esempio, Durkheim ha notato che i cattolici hanno un coefficiente di preservazione maggiore rispetto ai protestanti (in pratica si suicidano di meno) e che le donne sposate hanno un coefficiente di preservazione più alto rispetto alle nubili; tuttavia, in questo caso, superata una certa età, il coefficiente di preservazione si tramuta nell’opposto, divenendo così coefficiente di aggravamento, in quanto le donne di età avanzata non sono più soddisfatte dall’avere un marito, quanto dall’avere dei figli.

—-
Pur se oggetto di varie confutazioni, anche da parte dei suoi continuatori come il nipote Marcel Mauss e Claude Lévi-Strauss, Durkheim ha segnato una tappa fondamentale all’interno del panorama della sociologia contemporanea. Le teorie di Durkheim fanno parte delle teorie olistiche, che considerano la società come un organismo indipendentemente dai singoli elementi che la compongono. Per questo non considera affatto la situazione psicologica degli attori sociali considerandoli come elementi funzionali al mantenimento del sistema stesso.”
Sulla scorta di questi pochi stralci ripresi da Wikipedia alla voce “Émile Durkheim” il valore dell’onestà in questo lavoro sarà inteso come qualcosa che va oltre il carattere e le scelte degli individui. E’ ovvio che all’ambito individuale spetta una autonomia e una specificità (per esempio per quanto riguarda le responsabilità civili e penali) ma, in questo lavoro, il valore dell’onestà sarà collegato altri ambiti di realtà, come lo sviluppo e il sottosviluppo economico: è solamente in base a queste considerazioni che si possono spiegare i motivi per cui la disonestà o la criminalità o la distruzione dell’ambiente o qualsiasi altro fenomeno sociale negativo siano, per esempio, molto presenti in Colombia e Messico e poco presenti in Danimarca e Finlandia.
www-avvenire-it Foto 2 Pirandello a proposito dell’onestà

Onestà e sviluppo
La realtà è molto complessa, con vari livelli che si intrecciano in modo quasi inestricabile.
Si può iniziare l’analisi con due semplici domande:
– quando gli europei colonizzavano vasti territori, distruggendo popolazioni e villaggi, erano onesti?
– sono oneste le popolazioni afgane e quelle di alcuni Paesi del centro e sud America che vivono sulla produzione del papavero, della coca e della canapa per ottenere droghe?
Le due semplici domande appena poste fanno capire quanto la realtà sia complessa. E’ necessario quindi che la realtà sia semplificata enormemente per potere fare un discorso che possa essere operativo, che possa cioè portare, in prospettiva, a un intervento sulla realtà in modo da modificarla in meglio.
L’onesta correntemente intesa, nel senso che fa riferimento a un comportamento individuale corretto, ha un significato solamente in una situazione in sviluppo come, per esempio, quella in cui si sono trovati gli Stati Uniti d’America e buona parte dell’Europa occidentale nei primi decenni dopo la seconda guerra mondiale. Ma soprattutto fa riferimento alle norme che sono state elaborate in riferimento a tale contesto.
Ma quella realtà non è vera per tutto il mondo e non è vera nemmeno per alcune parti di quella realtà ristretta di cui si è parlato.
In una realtà in sviluppo come quella degli Stati Uniti d’America e buona parte dell’Europa Occidentale nei primo decenni dopo la seconda guerra mondiale l’onestà, in linea di massima e pur con tutti i limiti, è una condizione facilmente raggiungibile. In una situazione in cui c’è piena occupazione e in cui l’economia è in forte sviluppo la gente vive bene, i servizi sociali, le scuole, gli ospedali, ecc. funzionano bene e anche le aziende si possono permettere di rispettare le norme relative all’attività in cui operano. Se qualche azienda non riesce a stare sul mercato allora fallisce e viene estromessa dal mercato stesso; se qualche azienda non rispetta le norme relative al rispetto dell’ambiente o ai corretti principi contabili, ecc. allora interviene la magistratura per sanare la situazione; gli imprenditori, in una realtà caratterizzata da sviluppo, hanno molte chances di intraprendere iniziative profittevoli; i lavoratori che perdono il lavoro trovano facilmente un’altra occupazione visto che l’economia è in sviluppo, ecc..

Un grossissimo problema
Nel mondo però non c’è sviluppo dappertutto e quindi non c’è democrazia e rispetto dei diritti umani dappertutto: ci sono realtà in cui c’è sviluppo e realtà in cui c’è sottosviluppo. Inoltre bisogna considerare che lo sviluppo e il sottosviluppo si giustificano a vicenda nel senso che le realtà in sviluppo sono tali perché in altre realtà c’è il sottosviluppo e viceversa.
E’ bene iniziare la trattazione di questo tema, in modo da inquadrarlo dal punto di vista scientifico, con una citazione di un grande scienziato dell’’800.
Scriveva Charles Darwin nel 1871: ”Si è spesso affermato che sono ora presenti tutte le condizioni per la generazione spontanea di un organismo vivente, quali possono essere state presenti nel passato. Ma anche se (e che grosso se!) noi potessimo concepire che in qualche piccolo stagno, in presenza di ogni sorta di sali di ammonio e di fosforo, di luce, calore, elettricità, ecc., si sia venuto a formare un composto proteico, pronto a subire ulteriori più complesse trasformazioni, al giorno d’oggi tale materiale verrebbe immediatamente divorato o assorbito, il che non sarebbe potuto accadere prima che esseri viventi facessero la loro comparsa”
(It is often said that all the condition for the first production of a living organism are now present, which could ever have been present. But if (and oh! what a big if!) we could conceive in some warm little pond, with all sorts of ammonia and phosphoric salts, light, heat, electricity, &c., present, that a proteine compound was chemically formed ready to undergo stillmore complex changes, at the present day such matter would be instantly devoured or absorbed, which would not have been the case before living creatures were formed.”
(1)

La citazione di Charles Darwin significa che una realtà già sviluppata impedisce che un’altra realtà si possa sviluppare perché la possibilità di svilupparsi di quest’ultima “would be instantly devoured or absorbed” dalla prima realtà!

Ma è possibile estendere quanto dice Charles Darwin sulla realtà fisico-chimico-biologica alla realtà socio-economico-politica?

Diceva Friedrich Engels “…nella natura sono operanti, nell’intrico degli innumerevoli cambiamenti, quelle stesse leggi dialettiche del movimento che anche nella storia dominano l’apparente accidentalità degli avvenimenti; quelle stesse leggi che, costituendo del pari il filo conduttore della storia dello sviluppo del pensiero umano, diventano gradualmente note agli uomini che pensano…” (2)

Dopo questa introduzione e inquadramento del tema in questione, cerchiamo di entrare in merito vedendo ciò che dice Mauro Bonaiuti in un suo lavoro: “Per quanto il quadro sia indubbiamente complesso e condizionato dalla diversità delle condizioni storiche e politiche di ciascun paese, credo sia possibile rinvenire dietro le apparenti diversità l’operare di una dinamica sistemica di fondo: il processo di crescita e di accumulazione, come abbiamo visto, ha natura autoaccrescitiva. I maggiori investimenti che i paesi occidentali hanno realizzato a partire dagli albori del processo di industrializzazione hanno generato un accelerato progresso tecnologico che ha dato luogo sia ad incrementi di produttività che a continue innovazioni, (creazione di nuovi prodotti e servizi). I forti profitti così realizzati sono stati reinvestiti alimentando ulteriori incrementi di produttività e continue innovazioni di prodotto. Data la natura competitiva dei mercati internazionali è evidente che chi non è riuscito a restare al passo con l’innovazione ed il progresso tecnologico si è trovato di fronte, oltre alla distruzione delle economie tradizionali – ad un gap tecnologico sempre più difficile da colmare. E’ ormai chiaro che, nei paesi più avanzati, la produttività ha raggiunto livelli tali che una minoranza è in grado di produrre tutto ciò di cui abbisognano le economie mondiali. Gli altri, i “naufraghi” dello sviluppo (intesi sia come individui che come interi stati nazione), sono incapaci di prendere parte a questo gioco e destinati a restare a guardare, accontentandosi delle briciole che cadono dalla grande tavola del consumismo globale.
Certo non si vuole negare che, a fianco di questa dinamica autoaccrescitiva, siano presenti anche processi di natura riequilibrativa, di “sgocciolamento” della ricchezza (tricle dawn effect). Questi processi sono in grado di spiegare come ricchezza e benessere materiale, partendo dai paesi più ricchi, si diffondano verso una serie di aree e paesi che dispongono di un livello tecnologico intermedio e che si trovano generalmente in prossimità delle aree più sviluppate. Queste aree verranno così a beneficiare degli investimenti e dei maggiori tassi di crescita del “centro”. La presenza del tricle dawn effect, tuttavia, non mette a nostro avviso in discussione la natura autoaccrescitiva del processo di crescita e accumulazione in quanto tale, che costituisce, per storia e dimensioni, il processo primario. Se questa è la dinamica di fondo che ha segnato sino ad oggi la parabola dello sviluppo, non stupisce il trovarsi di fronte ad una economia-mondo polarizzata, in cui i contrasti tra il centro e la periferia risultano sempre più marcati (S. Amin, 2002, I. Wellerstein, 1997; S. Latouche, 1993), dove la crescita, anziché risolvere, alimenta il dramma della povertà e dell’esclusione.”
(3)
E emblematico il caso dell’Italia, una nazione polarizzata (avrebbe detto Mauro Bonaiuti) che è formata dal Nord e parte del Centro (che sono sviluppati) e dal Mezzogiorno e dalle Isole (in cui c’è sottosviluppo). Lo sviluppo comporta che molte cose funzionino bene (dagli ospedali alle scuole) e il sottosviluppo comporta che molte cose non funzionino bene (dagli ospedali alle scuole!). Questa situazione si è creata perché nel 1860 si è formata l’Italia per iniziativa del Nord e ovviamente poi sono stati fatti gli interessi del Nord (per una analisi più dettagliata della situazione che si è creata in Italia invito alla lettura di un mio lavoro fatto nel 2007 e pubblicato sul sito di Aspoitalia e raggiungibile col seguente link http://www.aspoitalia.it/index.php/articoli/archivio-articoli-italiano-1/191-la-globalizzazione-in-italia-e-il-sottosviluppo-del-mezzogiorno ).

La logica del sottosviluppo
Ma quali sono i meccanismi specifici che, in una realtà sottosviluppata, portano alla criminalità organizzata, allo sviluppo di attività illecite (svolte dalla criminalità, organizzata o meno), alla corruzione, ai favoritismi, al voto di scambio e a tanti altri fenomeni? (si ricorda che si era partiti dai problemi che dovrà affrontare la futura giunta capitolina di Virginia Raggi).
Bisogna spiegarsi perché si verificano fenomeni come quello che, in riferimento agli ultimi anni della realtà romana, è stato semplicisticamente definito “Mafia capitale” e con cui la giunta di Virginia Raggi dovrà confrontarsi.

E’ necessario quindi fare una analisi ancora più specifica e particolareggiata della realtà socio-economico-politica.
Alla base di ogni realtà caratterizzata da “sottosviluppo” c’è sempre uno scompenso, un disequilibrio. Questo scompenso può esserci, all’interno di un certo territorio, fra capacità di creare aziende e possibilità di svolgere attività economica, oppure, in una realtà un po’ diversa, fra offerta di posti di lavoro e richiesta di posti di lavoro.
Forse è il caso di fare degli esempi. Se in un territorio (che per esempio potrebbe corrispondere a una provincia) ci potrebbe essere lavoro nel campo dell’edilizia pubblica o privata (costruzione di case, strade, ponti, edifici scolastici, ospedali e varie altre infrastrutture) per venti aziende di medie dimensioni e ci sono invece le possibilità per la creazione di cento aziende allora si pone il problema di eliminare le ottanta aziende eccedenti. Questo avviene nel senso che quelle ottanta aziende non sorgono nemmeno oppure gli viene impedito di svilupparsi in modo che operino solamente le venti aziende necessarie. Se così non si facesse l’attività economica sarebbe impossibile. Non potrebbero nascere aziende (che comporta l’assunzione di lavoratori, l’acquisto di attrezzature, di automezzi e quant’altro) se poi non ci fossero reali possibilità di svolgere dei lavori.
Questo equilibrio, cioè l’eliminazione dello scompenso, si ottiene in vari modi: con la corruzione (mazzette che sono date a coloro che decidono sull’attribuzione degli appalti (dai politici ai funzionari pubblici), con il voto di scambio (voti che sono dati ai rappresentanti politici da cui si riceveranno favori), con danneggiamenti alle aziende da escludere e minacce ai titolari di queste aziende e con tanti altri modi.
Si ripete: non è bello ammetterlo ma se non ci fossero questi modi per escludere le aziende “eccedenti” l’attività economica sarebbe impossibile. Nessuna azienda si costituirebbe (acquistando attrezzature, automezzi, assumendo lavoratori, ecc.) se non ci fossero buone probabilità di svolgere lavori.
Ovviamente la realtà è più complessa degli esempi fatti in precedenza ma penso che siano chiari i modi in cui la realtà procede.
Se quindi nel Mezzogiorno d’Italia c’è più ‘disonestà’ e ci sono più cose che funzionano male rispetto al Centro-nord è perché in quella parte della nazione c’è sottosviluppo e non per chissà quali motivi. Quando con la crisi anche il Centro-nord è stato interessato da difficoltà economiche allora anche il Centro-nord è stato interessato da quei fenomeni che in precedenza hanno riguardato quasi esclusivamente il Mezzogiorno.

www-beppegrillo-it Foto 3 Non ho studiato il pensiero di Benedetto Croce ma ho sempre avuto avversione verso di esso: penso di avere fatto bene! (questa citazione di Benedetto Croce è presa, manco a farlo apposta, da www.beppegrillo.it )

Un discorso molto simile a quello fatto per l’Italia si può fare in riferimento a tutto il mondo: il nord del mondo e il sud del mondo si diversificano e seguono percorsi diversi, anche se non è possibile una separazione netta e definitiva (come metteva bene in evidenza la citazione fatta poco sopra del lavoro di Mauro Bonaiuti). Da una parte abbiamo Paesi dove ci sono le piazze finanziarie, i centri direzionali, i centri di ricerca e le produzioni di punta o di gamma alta; dall’altra parte ci sono Paesi dove avviene la produzione di massa e standardizzata, con lavori non qualificati e svolti in condizioni inumane (ma alle volte ci sono solamente stentate agricoltura e pastorizia e un po’ di artigianato), dove avviene la produzione di prodotti di marca contraffatti, dove sono smerciate le auto rubate nei Paesi Occidentali e le armi prodotte nei Paesi Occidentali e non, dove sono smaltiti i rifiuti tossici di origine industriale e civile prodotti nei Paesi Occidentali e non, ecc.. In alcuni Paesi di questo secondo gruppo sono disposte le piantagioni di coca, di papavero e canapa, e le connesse produzioni di cocaina, eroina e marjuana e hascisc. L’economia illegale ha poi il suo esito logico nel lavaggio dei capitali provenienti dalle suddette attività illegali. Di conseguenza da una parte abbiamo i Paesi (quelli sviluppati) dove c’è democrazia e sono tutelati i diritti umani e dall’altra abbiamo i Paesi (quelli sottosviluppati) dove non c’è democrazia e dove non sono tutelati i diritti umani.
Queste condizioni non bisogna vederle come devianze rispetto alla regola dello sviluppo: nella storia contraddistinta dalla globalizzazione (indicativamente da circa 5 secoli a questa parte) lo sviluppo si è espresso in questo modo non lineare e nello stesso tempo interconnesso e che a conti fatti comporta il sottosviluppo e lo sviluppo dell’economia illegale.
I Paesi sviluppati conoscono bene questa situazione, sanno che non può esserci sviluppo dappertutto per cui fanno una politica conseguente: lottano (soprattutto a parole) contro la produzione e il traffico di droghe, lottano (soprattutto a parole) per i diritti umani e la democrazia ma poi non si tirano indietro nel fare accordi con i peggiori tiranni. Le norme adesso in vigore, basate sui valori di democrazia e della tutela dei diritti umani (per cui il mondo sviluppato si batte) non esistono in molte parti del mondo. Ma in passato quelle norme non esistevano da nessuna parte e il mondo sviluppato, che adesso si erge a loro difensore, se ne è avvantaggiato.
Per esempio quando nell’ ‘800 la Compagnia delle Indie Orientali ebbe problemi di liquidità allora la Gran Bretagna li risolse dando la possibilità a quella Compagnia di esportare in Cina l’oppio prodotto nel Bengala (regione dell’India, allora colonia inglese). La Cina voleva stroncare il traffico di oppio ma gli Inglesi erano favorevoli a questo traffico. Ci fu la guerra fra Cinesi e Inglesi (le due guerre dell’oppio): i Cinesi furono sconfitti e attraverso il porto di Shanghai la Cina fu invasa dall’oppio. Nei secoli scorsi gli Stati Uniti hanno usato gli schiavi per le loro piantagioni di cotone: quando però gli Stati industrializzati del nord del USA hanno deciso che le persone dovessero essere libere per potere affluire nelle zone industrializzate che richiedevano operai allora (dopo la loro vittoria nella Guerra di Secessione) la schiavitù è stata abolita (ovviamente nello scontro fra Stati sudisti e Stati nordisti saranno sicuramente intervenuti anche altri fattori!). Ovviamente l’elenco di fatti simili sarebbe lunghissimo.
Quando il Movimento 5S parla di onestà pensa all’onestà come scelta individuale e non ha coscienza della realtà che dovrà affrontare se gli capiterà (ma gli sta capitando!) di gestire una realtà complessa e contradditoria come quella italiana (ma in molte altre parti del mondo le cose sono notevolmente peggiori). Già si è visto come sono andate le cose a proposito di altri valori del Movimento 5S come quelli della democrazia, della trasparenza, dell’”uno vale uno”, dell’uso del WEB come strumento di decisione, dell’uso dello “streaming”, ecc.: a comandare sono Grillo e Casaleggio (prima il padre e dopo il figlio [sembra che la carica sia stata ereditata come avveniva quando c’erano le monarchie]) e pochi altri.

munafo-blogautore-espresso-repubblica-it Foto 4 Questa foto mette in evidenza la gioia provata dai consiglieri “grillini” della regione Sicilia dopo essersi tagliati lo stipendio per acquistare la casa che una banca aveva pignorato a un muratore al fine di restituirla alla famiglia del muratore stesso (il fatto è leggermente più complesso e si rimanda al seguente articolo per saperne di più http://munafo.blogautore.espresso.repubblica.it/2016/01/22/il-movimento-5-stelle-la-casa-acquistata-alla-famiglia-del-muratore-e-la-donazione-di-servizio-pubblico-un-po-di-chiarezza/#more-2350 )

Quale via d’uscita?

Per venire fuori da questa situazione ci vorrebbe la decrescita (che non è il sottosviluppo). Ma la decrescita richiede una cultura e dei valori completamenti diversi da quelli attualmente esistenti. Ci sono dei collegamenti fra il Movimento 5S e i valori della decrescita ma, secondo il mio pensiero, questo movimento ha ottenuto il consenso e ha riempito le piazze soprattutto dando la possibilità di dire “vaffa” a qualcuno oppure strizzando l’occhio all’anima giustizialista e all’esigenza di trovare un capro espiatorio che alberga in ognuno di noi e ad altre parti della pancia della gente. Grillo è un uomo di spettacolo e di televisione e conosce bene la pancia della gente ma ho l’impressione che stia maneggiando una realtà che prima o poi potrebbe esplodergli in mano.
Dopo quanto detto bisogna anche dire che il movimento della decrescita è sicuramente favorevole a molte proposte del Movimento 5S.
Chi è favorevole alla decrescita sarà sicuramente d’accordo con la scelta del Movimento5S di non presentare la candidatura di Roma per le olimpiadi del 2024 ma queste scelte sono possibili solamente in presenza di una cultura della decrescita coscientemente accettata da una parte consistente della popolazione… e a me non sembra che sia questa la situazione attuale! Quando parlo con altre persone cerco di capire come la pensano in merito ai temi che stiamo trattando: le loro idee sono lontanissime dalla cultura della decrescita. Qualche tempo fa proposi a un collega di lavoro (con cui in precedenza avevo avuto degli scambi di opinione) di intervistarlo sui temi dello sviluppo, dell’esaurimento dei combustibili fossili a buon mercato, sugli sconvolgimenti climatico-ambientali, ecc. e di pubblicare questa intervista sul blog di Decrescita felice social network: l’articolo venuto fuori da questa intervista è al seguente link http://www.decrescita.com/news/uno-scambio-di-idee/ .
La cultura della decrescita con i suoi nuovi valori sarà una scelta necessaria quando sarà il momento: ma la realtà che porterà a questa scelta, parafrasando quanto disse il presidente cinese Mao Zedong (4) a proposito della rivoluzione, non sarà un pranzo di gala; non sarà un’opera letteraria, un disegno, un ricamo; non la si potrà fare con altrettanta eleganza, tranquillità e delicatezza, o con altrettanta dolcezza, gentilezza, cortesia, riguardo e magnanimità. La decrescita sarà un atto di violenza!
In futuro vivremo tempi interessanti (“Ti auguro di vivere in tempi interessanti” dice una vecchia maledizione cinese)!
Il terrorismo cosiddetto islamico, l’emigrazione di massa dal sud del mondo verso il nord sviluppato, la volontà di molte aree del mondo di essere padroni del proprio destino, la disgregazione sociale in molte metropoli del mondo sviluppato e la forte disoccupazione giovanile, lo stato di guerra permanente che c’è in alcune aree del mondo, le difficoltà nell’approvvigionamento di combustibili fossili a buon mercato, i disastri climatico-ambientali sempre più virulenti e, per finire, la necessità di elaborare nuovi valori che riempiano la vita delle persone, sono solamente alcuni dei punti-leva che faranno smuovere la situazione.
Vivremo sicuramente in tempi interessanti.

(1) The life and letters of Charles Darwin – London: John Murray, Albemarle Street. 1887, terzo volume, pagina 18 (nota in fondo alla pagina)
(2) Friedrich Engels, Anti-Dühring – Prefazione alla seconda edizione – 1885 (il testo è facilmente rintracciabile sul WEB)
(3) Mauro Bonaiuti, Decrescita e politica – Per una società autonoma, equa e sostenibile (documento facilmente rintracciabile sul WEB)
(4) Mao Zedong, rivoluzionario e presidente cinese

Fonte foto

Foto 1 da www.ilquotidianoinclasse.quotidiano.net
Foto 2 da www.avvenire.it
Foto 3 da www.beppegrillo.it
Foto 4 da www.munafo.blogautore.espresso.repubblica.it

CONDIVIDI
Articolo precedenteOGM: il re è nudo? – Terza parte
Articolo successivoLa miseria del lavoro
Armando Boccone
Sono nato in Lucania nel lontano 1951 e abito a Bologna da circa trent’anni. Ho sempre avuto interesse, da più punti di vista, verso i “destini” (sempre più dialetticamente interconnessi) dell’umanità: da quello dei valori culturali che riempiano l’esistenza a quello delle condizioni materiali di vita (dall’esaurimento delle risorse naturali ai cambiamenti climatici, ecc.). Ho visto nel valore della “decrescita” un punto di partenza per dare un contributo alla soluzione dei gravi problemi che l’umanità ha di fronte.

3 Commenti

  1. Caro Armando, ho letto il tuo lungo articolo e mi è venuto…il mal di testa ! Non ti sembra di aver messo troppa carne al fuoco ? L’onestà, lo sviluppo economico, Darwin, Durkheim, la Raggi e i 5 stelle, Bonaiuti, Benedetto Croce, la decrescita….
    Già solo contestualizzare per bene il concetto di onestà sarebbe stato sufficiente. Io apprezzo lo sforzo di correlare l’onestà con lo sviluppo e il sottosviluppo. Però ti devo dire che a mio modo di vedere avresti dovuto distinguere tra comportamenti disonesti e comportamenti anomici, tra l’ “onesto” conformismo e la devianza. Proprio perché hai tirato in ballo uno dei padri della sociologia mi sarei aspettato un doveroso distinguo. L’onestà è soprattutto una scelta soggettiva, fatto salvo che si è onesti o disonesti rispetto ad un insieme di regole scritte e non scritte socialmente determinate. Il cassiere di banca che arrotonda lo stipendio rubando è disonesto al nord come al sud, a Torino come a Reggio Calabria, punto e basta. Invece i comportamenti anomici o devianti sono certamente più diffusi nei paesi sottosviluppati, perché in presenza di povertà, mancanza di lavoro, scarso livello di istruzione, non ci può essere una forte identificazione con le istituzioni e con lo Stato. Il radicamento nel territorio delle varie mafie, camorra, ‘ndrangheta nel sud d’Italia la dice lunga su questo…
    Ma, come converrebbe Robert K.Merton, non è con ciò che possiamo definire “disonesti” Salvatore Giuliano o Renato Vallanzasca. Loro probabilmente condividevano pienamente i valori dominanti di successo, benessere e ricchezza, solo che volevano perseguire il loro scopo bypassando completamente la legge e il rispetto della vita altrui.
    Nel richiamo all’onestà dei 5 stelle (ma chi è tra i politici che non invoca l’onestà…) c’è sicuramente molta retorica, ma credo che Raggi e compagni abbiano ben presente quanto malcostume diffuso, incistatosi come un cancro, ci sia nell’apparato istituzionale del comune di Roma (e del paese tutto). A questo vorrebbero porre fine e io gli faccio i miei migliori auguri, perché l’impresa è disperata !

  2. Ciao Danilo
    Ti ringrazio per il commento.
    L’articolo che ho scritto sicuramente avrebbe dovuto essere più chiaro e lineare ma, purtroppo, la realtà è molto complessa e se si semplificasse molto non vedemmo i suoi profondi significati.
    L’idea di fondo dell’articolo è che l’onestà va al di delle scelte soggettive (che in certi ambiti hanno pur sempre una loro autonomia e specificità): solamente in questo modo si riesce a spiegare perché, per esempio, in Messico negli ultimi anni (in relazione alla guerra fra narcotrafficanti e forze dell’ordine)
    “Il numero delle vittime è aumentato in maniera vertiginosa dal 2006 al 2011. Secondo una relazione Stratfor, il numero di morti violente per droga nel 2006 e 2007 (2.119 e 2.826) è più che raddoppiato nel 2008 (6.837). Il numero è ulteriormente incrementato in modo sostanziale nei successivi due anni, passando da 9.614 nel 2009 a oltre 15.000 nel 2010.
    ——
    Secondo gli ex presidenti Fernando Henrique Cardoso del Brasile, Ernesto Zedillo del Messico e César Gaviria della Colombia, la guerra guidata dagli Stati Uniti contro la droga sta spingendo l’America Latina in una spirale verso il basso; Cardoso ha riferito in una conferenza stampa che “le prove disponibili indicano che la guerra alla droga è una guerra fallita”
    (da Wikipedia al link https://it.wikipedia.org/wiki/Guerra_messicana_della_droga )
    Ciò che è stato detto in riferimento al Messico non si può dire a proposito della Francia. Se non si mettesse in relazione quei dati con fenomeni come lo sviluppo capitalistico (che va avanti per polarizzazioni, per derive) e quindi con il sottosviluppo e lo sviluppo dell’economia illegale allora rimarrebbe solamente un’altra spiegazione e cioè che i messicani hanno fatto la scelta di essere criminali e corrotti mentre i francesi no!
    Nella seconda citazione presa da Wikipedia si parlava del fallimento della guerra alla droga. Ricordo che nel 2005 il presidente afgano Hamid Karzai, in visita in Italia, disse che avrebbe sradicato la coltivazione del papavero in Afganistan e sostituita con la coltivazione di meloni e melograni: sembra che negli ultimi anni l’Afganistan sia diventato il più forte produttore di oppio al mondo!
    Danilo, come vedi la situazione è molto complessa e le soluzioni non sono facili. Alla fine dell’articolo accenno a una via d’uscita da questa situazione: staremo a vedere come le cose si evolveranno! Ognuno farà la sua parte e noi la stiamo facendo dibattendo su questi temi (non è molto ma è pur sempre qualcosa!)

    Ciao

    Armando

  3. Ciao Armando

    Innanzi tutto ti ringrazio per rendermi edotto sulla pubblicazione dei tuoi articoli. Devo dire che rappresentano sempre un buono spunto per trarre riflessioni sui vari argomenti di attualità.
    È curioso lo sviluppo del tuo articolo dal concetto di onestà fino a parlare dei valori della decrescita. Sono d’accordo sul fatto che l’onestà sia un concetto utilizzato dai 5S in maniera impropria nonché un valore estremamente “debole” sul quale fondare una campagna elettorale e che gli si ritorcerà contro. Gli studi di analisi delle politiche pubbliche insegnano che l’attore politico non perseguirà mai la soluzione più giusta, onesta, ma sarà inevitabilmente influenzato da tanti fattori (interessi sociali, economici) nei quali serve ricercare il consenso elettorale.
    Il passaggio successivo sposta il baricentro del discorso sul binomio sviluppo-sottosviluppo. Scrivi che l’onestà intesa come comportamento corretto può funzionare solo in una realtà sviluppata dove tutto funziona, nella quale non vi è interesse a non rispettare le regole. D’altro canto, a giustificazione dello sviluppo c’è il sottosviluppo che rappresenta lo scompenso che è causa di comportamenti disonesti. Non è forse una visione troppo semplicistica? Io penso che anche in realtà sviluppate si possano insediare comportamenti scorretti: il fattore critico predominante, a mio parere, è l’elemento soggettivo (diversità di valori etici).
    Infine ti chiedo in che modo la decrescita rappresenta la soluzione in una situazione politica di scompenso come quella che stiamo vivendo? O meglio, quali sono i collegamenti tra Movimento 5S e la decrescita??

    Ciao

    Luca

    Questo commento all’ articolo è arrivato sulla mia casella privata di posta. Ho chiesto a Luca di poterlo inserire fra i commenti all’articolo in modo che la risposta fosse data non solamente a lui ma a tutti quelli interessati all’articolo.

    Ciao Luca
    Penso che bisogna inquadrare il problema in una prospettiva più vasta.
    Fino a qualche decennio fa si pensava che lo sviluppo dovesse continuare indefinitivamente e che dovesse riguardare tutti. Si diceva che lo sviluppo fosse come una marea, che sollevava tutte le imbarcazioni, sia quelle piccole che quelle grandi.
    Penso che gli anni settanta siano un’epoca assiale nella storia moderna, cioè un decennio in cui si prende coscienza dei limiti dello sviluppo ( a tale riguardo invito alla lettura del mio http://www.decrescita.com/news/gli-anni-settanta-xx-secolo/ ) e che in ogni caso le cose non potranno continuare come prima.
    Gli anni settanta del secolo scorso segnano anche un periodo in cui iniziano molte derive, molte polarizzazioni: da quelle generazionali a quelle geopolitiche. Si comincia a prendere coscienza che le generazioni future non potranno più permettersi quello delle generazioni passate così pure si prende coscienza che non tutti potranno incamminarsi sulla strada dello sviluppo così come è avvenuto per alcune aree geopolitiche.
    E’ questo il motivo per cui nell’articolo viene detto che “Da una parte abbiamo Paesi dove ci sono le piazze finanziarie, i centri direzionali, i centri di ricerca e le produzioni di punta o di gamma alta; dall’altra parte ci sono Paesi dove avviene la produzione di massa e standardizzata, con lavori non qualificati e svolti in condizioni inumane (ma alle volte ci sono solamente stentate agricoltura e pastorizia e un po’ di artigianato), dove avviene la produzione di prodotti di marca contraffatti, dove sono smerciate le auto rubate nei Paesi Occidentali e le armi prodotte nei Paesi Occidentali e non, dove sono smaltiti i rifiuti tossici di origine industriale e civile prodotti nei Paesi Occidentali e non, ecc.. In alcuni Paesi di questo secondo gruppo sono disposte le piantagioni di coca, di papavero e canapa, e le connesse produzioni di cocaina, eroina e marjuana e hascisc. L’economia illegale ha poi il suo esito logico nel lavaggio dei capitali provenienti dalle suddette attività illegali. Di conseguenza da una parte abbiamo i Paesi (quelli sviluppati) dove c’è democrazia e sono tutelati i diritti umani e dall’altra abbiamo i Paesi (quelli sottosviluppati) dove non c’è democrazia e dove non sono tutelati i diritti umani.”
    E immediatamente dopo viene detto che “Queste condizioni non bisogna vederle come devianze rispetto alla regola dello sviluppo: nella storia contraddistinta dalla globalizzazione (indicativamente da circa 5 secoli a questa parte) lo sviluppo si è espresso in questo modo non lineare e nello stesso tempo interconnesso e che a conti fatti comporta il sottosviluppo e lo sviluppo dell’economia illegale.”

    Nell’analisi di realtà come intere aree geopolitiche le differenze in merito a fenomeni come la criminalità e la corruzione non si possono spiegare con le scelte soggettive (che in certi ambiti hanno la loro importanza) ma con la loro storia passata e con le loro prospettive future. Inoltre se tutto dipendesse dalle scelte soggettive dovremmo avere una certa omogeneità fra tutte le aree geopolitiche in merito ai fenomeni di cui si parla.

    Per quanto riguarda il Movimento 5S e la decrescita bisogna dire che i valori della decrescita sono sempre stati un elemento della riflessione politica di questo movimento.

    Riguarda al rapporto fra onestà e decrescita il rapporto è tutto da costruire e la storia futura sarà molto interessante al riguardo. In ogni caso non ci sarà mai una risoluzione ai problemi di cui si è trattato continuando con gli stessi valori che ci hanno guidato finora.

    Ciao
    Armando

Lascia un commento

Inserisci il tuo commento
Inserisci qui il tuo nome

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.