Non chiamatela sobrietà

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Nel pieno della seconda ondata della pandemia da Covid 19, è inutile polemizzare in modo sterile con le misure tristemente necessarie per contenerla, però anche in questo contesto è importante fare le opportune puntualizzazioni ogniqualvolta si rischi di perdere inopinatamente la bussola. Ad esempio, è doveroso intervenire se viene stravolto il significato delle parole, specialmente di quelle importanti.

Ha dichiarato il presidente del consiglio Giuseppe Conte:

Dobbiamo predisporci a passare le festività in modo più sobrio: non saranno possibili veglioni, festeggiamenti, baci e abbracci. Al di là delle valutazioni scientifiche occorre buonsenso. Una settimana di socialità scatenata significherebbe pagare a gennaio un innalzamento brusco della curva, in termini di decessi, stress sulle terapie intensive. Non ce lo possiamo permettere. Dobbiamo prepararci a un Natale più sobrio, ma noi ci auguriamo comunque che l’economia possa svilupparsi, che si possano fare acquisti e scambiarsi anche doni.

‘Sobrietà’ è diventata così la parola d’ordine per la nuova condizione natalizia. Vorremo però ricordare al premier e ai tanti opinionisti che stanno abusando del termine che essa rappresenta un valore a prescindere da curva dei contagi e stato di emergenza, dovrebbe costituire un punto di riferimento sempre e comunque, non un concetto da sdoganare riveduto e corretto quando fa comodo. Otto anni fa, quindi molto prima dei disastri del Coronavirus, Francesco Lamendola ha fornito una descrizione molto convincente ed esaustiva della sobrietà, di cui riporto alcuni stralci significativi:

Sobrietà vuol dire risparmio, ma vuol dire anche ritrovare una diversa e migliore misura esistenziale; vuol dire lasciar perdere la merce firmata per puntare sulla praticità; valorizzare il riutilizzo di ciò che può andare ancora bene, se aggiustato, invece che sull’usa-e-getta e sull’acquisto incessante di nuovi prodotti; vuol dire riappropriarsi del piacere di andare a piedi o in bicicletta, fin dove possibile,  e lasciare l’automobile in garage, con vantaggio del nostro portafoglio e anche della salubrità dell’ambiente; vuol dire imparare ad arieggiare la casa prima di accendere il riscaldamento e lasciare spento quest’ultimo, quando si è fuori casa: di nuovo, con vantaggio economico del singolo e con vantaggio ecologico della comunità…
La sobrietà nei comportamenti, negli acquisti, nei consumi, è, d’altra parte, solo un aspetto della sobrietà in quanto tale: che è fatta di senso della misura, saggezza e parsimonia, anche nel parlare, nell’agire, nel rapportarsi con il prossimo, nel vivere la relazione con l’ambiente, animali e piante in primo luogo.
La sobrietà è fatta di attenzione, di responsabilità, di buon gusto: non grida, non si sbraccia, non enfatizza mai le cose, non si vanta, non si esalta, non si mette in mostra, né gonfia il petto.
A monte di essa vi sono un codice etico, un atteggiamento complessivo di consapevolezza nei confronti della vita: la persona sobria conosce il valore delle cose e ne ha rispetto, ma non confonde mai il valore con il prezzo, che è una cosa ben diversa.

Proprio nello stesso periodo, anche il nostro Luca Madiai si dedicò alla questione, fornendoci indicazioni importanti:

La sobrietà nasce dalla consapevolezza che la nostra felicità, la nostra realizzazione come individui e il nostro benessere non dipendono esclusivamente dalle condizioni esterne né dalle conquiste materiali, che esistono limiti fisici che dobbiamo riconoscere e che dobbiamo utilizzare per vivere serenamente e in armonia con noi stessi, gli altri e l’ambiente.

Il Natale 2020 all’insegna del motto ‘affettività e socialità NO – acquisti SI’, di cui l’emblema più significativo è l’ipotesi di una tregua di dieci giorni per lo shopping antecedente il 25 dicembre, non ha nulla da spartire con la sobrietà. E’ semplicemente il tentativo patetico di scimmiottare il consueto consumismo sotto la spada di Damocle delle esigenze sanitarie. Una vera sobrietà dovrebbe tracciare una via duratura, non essere gettata alle ortiche dopo il tanto agognato ‘ritorno alla normalità’, visto che la ‘normalità’ intesa come business as usual (quanto di più antitetico al sobrio si possa concepire) sta facendo sprofondare l’umanità nel baratro.

La prossima volta che cita la sobrietà, caro Conte, non sia per designare qualcosa di provvisorio ed effimero, alla maniera di un ritrovato usa e getta per edulcorare la pillola del consumismo con il freno tirato. Lo faccia semmai per offrire un riferimento importante a una società che, mentre cerca faticosamente di uscire dal pantano Covid, ha seriamente bisogno di interrogarsi e ricostruirsi su nuove basi. Se non altro, eviti di tirare in ballo la sobrietà oggi per poi incitare al consumo compulsivo nel domani post Coronavirus.

Fonte immagine in evidenza: screenshot de La Stampa on line.

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