Oggi è normale, domani non lo sarà

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Oggi è da considerarsi “normale”, in quanto rientra tra le azioni quotidiane più diffuse e banali: prendersi un caffè dalla macchinetta in un bicchierino di plastica, addolcirlo con meno della metà dello zucchero contenuto in una bustina di carta, girarlo con palettina di plastica e gettare tutto in un cestino sempre più colmo; bere acqua delle dolomiti in bottiglie di plastica, piccole, medie, grandi e poi gettarle magari nella raccolta differenziata perché ci teniamo all’ambiente; usare l’automobile tutti i giorni indipendentemente da dove si deve andare, a fare che cosa e perché; fare code su code, ingorghi e corse frenetiche per andare su una spiaggia sempre più affollata e degradata; prenotare un volo a bassissimo costo per le Maldive che costa molto meno di un treno da Milano a Roma; lavorare dieci dodici ore in un giorno sei giorni su sette e guadagnare sempre meno; fare acquisti senza soldi e ritrovarsi debiti incolmabili per anni e anni; entrare in supermercati stracolmi di prodotti alimentari di ogni sorta e uscirne con carrelli stracarichi del superfluo; mangiare all’eccesso e poi passare il poco tempo libero dopo il lavoro in palestre sofisticate o in un parco a fare la spola cercando di consumare la nostra ingordigia; mangiare carne tutti i giorni, in ogni momento e ad ogni età; essere costretti a pagare per tutti i tipi di beni e servizi, fino ad arrivare a valutare la vita, le relazioni, la felicità in termini esclusivamente economici; credere che non esista alternativa se non quella di far crescere l’economia e che tutti i problemi che ci stanno divorando siano soltanto transitori perché la scienza e la tecnologia riusciranno sempre e comunque a risolverli; considerare la vita e gli esseri umani come delle macchine che possono essere riparate e sfruttate al massimo delle loro energie.
Questo è del tutto “normale” oggi perché è figlio della cultura occidentale che si è consolidata in secoli di storia e violentemente si è imposta come la migliore e unica possibilità per garantire un futuro migliore all’uomo.
Questo stesso modello è oggi in un’evidente e profonda crisi che richiederà necessariamente un nuovo modello culturale, basato su paradigmi a sostegno della vita universale e perciò in armonia con tutti gli esseri viventi.

Perciò, è chiaro che quello che oggi è da considerarsi “normale”, domani non lo sarà più.

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Luca Madiai
Mi interesso da qualche anno delle tematiche della decrescita e della sostenibilità ambientale, economica e sociale. Sono arrivato alla decrescita dopo il mio percorso di studi di ingegneria nel settore della produzione di energia. Durante gli anni universitari sono stato membro attivo dell’associazione studentesca europea AEGEE ed ex presidente della sede locale di Firenze (AEGEE-Firenze). Ho lavorato a un progetto sull’energia geotermica a Budapest, dove sono vissuto per alcuni mesi nel 2009 e nel 2010 e ho scritto la tesi di laurea specialistica. Ho studiato anche la lingua ungherese. Nell’autunno del 2010 ho scritto il saggio Decrescita Felice e Rivoluzione Umana e aperto l’omonimo blog dove cerco di diffondere le mie idee attorno alla decrescita felice e alla filosofia buddista. Nel 2012 ho contribuito alla rinascita del Circolo Territoriale del Movimento della Decrescita Felice di Firenze (MDF-Firenze), di cui sono parte attiva. Ho lavorato nel settore delle energie rinnovabili, in particolare fotovoltaico ed eolico. Mi diletto nello scrivere poesie “decrescenti” e nello spostarmi quasi sempre in bicicletta. Credo nella sobrietà, nella semplicità e nelle relazioni umane disinteressate come mezzo per migliorare la qualità della vita e cerco ogni giorno di attuarle. Ho scritto due libri sulla decrescita liberamente scaricabili da questo sito: "Decrescita Felice e Rivoluzione Umana" e "Ritorno all'Origine"

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