
L’economia mondiale è diventata iper‑finanziarizzata, interdipendente e appesa a un’energia a basso costo che non è più garantita.
Questo crea fragilità ovunque, non in un solo paese.
Gli Stati Uniti sono in pratica “in bancarotta” ma non nel senso comune del termine: controllano ancora la loro valuta, hanno mercati finanziari vasti e un ruolo centrale nel sistema. Ma questo non cancella il fatto che gli squilibri interni e i fattori di rischio USA sono abnormi: debito pubblico altissimo, obblighi futuri giganteschi, un sistema politico paralizzato e un modello economico che richiede crescita continua per restare stabile alla faccia di qualsiasi limite democratico.
E quando un sistema è sotto pressione, tende a spostare il peso fuori, quando l’interno non regge, si cerca un “esterno” su cui scaricare tensioni, responsabilità, narrazioni.
Questo crea fragilità ovunque, non in un solo paese.
Gli Stati Uniti sono in pratica “in bancarotta” ma non nel senso comune del termine: controllano ancora la loro valuta, hanno mercati finanziari vasti e un ruolo centrale nel sistema. Ma questo non cancella il fatto che gli squilibri interni e i fattori di rischio USA sono abnormi: debito pubblico altissimo, obblighi futuri giganteschi, un sistema politico paralizzato e un modello economico che richiede crescita continua per restare stabile alla faccia di qualsiasi limite democratico.
E quando un sistema è sotto pressione, tende a spostare il peso fuori, quando l’interno non regge, si cerca un “esterno” su cui scaricare tensioni, responsabilità, narrazioni.