
l L’intelligenza artificiale non è un oracolo neutrale né un semplice strumento tecnologico: è un’infrastruttura di potere che modella comportamenti, emozioni e percezioni collettive.
Le piattaforme digitali non si limitano a mostrarci il mondo ma lo ricostruiscono in funzione della nostra prevedibilità, trasformando ogni gesto in un dato e ogni dato in un meccanismo di controllo. In questo scenario, la democrazia non viene attaccata frontalmente, ma svuotata dall’interno, sostituita da sistemi opachi che governano l’attenzione e orientano il consenso.
Questo articolo analizza come la black box algoritmica, l’economia dell’engagement e la profilazione neurocognitiva stiano ridefinendo la nostra autonomia, e perché la vera domanda non sia più come “regolare” l’AI, ma quale progetto di società i suoi proprietari stanno imponendo attraverso di essa.
Le piattaforme digitali non si limitano a mostrarci il mondo ma lo ricostruiscono in funzione della nostra prevedibilità, trasformando ogni gesto in un dato e ogni dato in un meccanismo di controllo. In questo scenario, la democrazia non viene attaccata frontalmente, ma svuotata dall’interno, sostituita da sistemi opachi che governano l’attenzione e orientano il consenso.
Questo articolo analizza come la black box algoritmica, l’economia dell’engagement e la profilazione neurocognitiva stiano ridefinendo la nostra autonomia, e perché la vera domanda non sia più come “regolare” l’AI, ma quale progetto di società i suoi proprietari stanno imponendo attraverso di essa.