
Dopo una rapida spiegazione sui cambiamenti climatici in corso, evidenziandone la causa nell’intera civiltà industriale, e un accenno agli incendi dell’estate appena trascorsa, viene citata la tragica indifferenza delle Autorità di tutto il mondo e la necessità di rendere l’umanità ben consapevole della situazione attuale dell’atmosfera terrestre.

Un giorno un enorme incendio scoppiò in una foresta. Tutti gli animali scapparono terrorizzati, guardando le fiamme distruggere ogni cosa.
Un piccolissimo colibrì si diresse verso il fiume, prese una goccia d'acqua nel becco e volò a gettarla sul fuoco.
Il leone, stupito da quel gesto, gli chiese cosa stesse facendo. «Cerco di spegnere l'incendio!» rispose il colibrì. Il leone si mise a ridere e disse: «Tu così piccolo pretendi di fermare le fiamme?».
Il colibrì rispose con coraggio: «Io faccio la mia parte».
Questa istruttiva leggenda africana è una buona introduzione alle mie riflessioni sul cambiamento climatico.
Un piccolissimo colibrì si diresse verso il fiume, prese una goccia d'acqua nel becco e volò a gettarla sul fuoco.
Il leone, stupito da quel gesto, gli chiese cosa stesse facendo. «Cerco di spegnere l'incendio!» rispose il colibrì. Il leone si mise a ridere e disse: «Tu così piccolo pretendi di fermare le fiamme?».
Il colibrì rispose con coraggio: «Io faccio la mia parte».
Questa istruttiva leggenda africana è una buona introduzione alle mie riflessioni sul cambiamento climatico.

Non si è mai valutato a sufficienza l’impatto che una grande diga ha sul territorio, sull’ambiente circostante ma anche sull’ecosistema fluviale, e talvolta anche sulle popolazioni. E se da un lato è vero che l’Unione Europea sta smantellando centinaia di dighe obsolete (peraltro di piccole dimensioni), è altresì innegabile che tante altre si vogliono invece realizzare specie ad uso acquedottistico o irriguo, causa anche il cambiamento del clima. Ciò detto, in questo quadro, appare utile citare un caso unico, quello della diga di Hetch Hetchy in California e di chi lotta perché sia abbattuta.

Tutto quanto ci circonda è stato generato per rispondere a due valori prioritari: il valore d’uso e il valore di scambio. Sempre più chi le merci le progetta e le produce assume come priorità il valore di scambio, l’apparenza, il piccolo momentaneo stupore, l’effetto sorpresa. E per i cosiddetti beni “durevoli” ecco l’obsolescenza programmata. Tutto a discapito della funzionalità e della durata, e senza tener conto in alcun modo dei costi sociali e ambientali.
In un momento storico come questo, con al governo dell’Italia la peggiore destra dal dopoguerra, scrivere un saggio sui danni procurati dalla sinistra può sembrare un controsenso. Il libro non è stato scritto da autori di destra, ma da chi crede fermamente che la sinistra dovrebbe essere ben altro rispetto a quello che è da tempo diventata: un’accozzaglia neoliberista. Il saggio, attraverso macro capitoli su politica, economia, ambiente e amministrazione delle grandi città, ripercorre la storia di questo inesorabile declino. Con tono discorsivo e un carattere divulgativo, il libro si pone l’obiettivo di rendere accessibili a tutti questioni anche complicate, affinché tutti possano comprenderle e ricordarle.
Dopo un breve cenno alle definizioni di “crescita” e “decrescita” nell’immaginario collettivo, si passa ad affermare che la crescita è sostanzialmente un fenomeno impossibile, perché incompatibile con il Sistema Biologico Terrestre. Si conclude con la necessità di un cambio radicale di paradigma e l’abbandono dell’antropocentrismo. Si accenna poi all’eventuale compito delle religioni per continuare a vivere sul Pianeta insieme a tutti gli altri esseri senzienti.
Nonostante un’ampia letteratura scientifica indipendente, che considera seriamente le responsabilità del ciclo della carne, i gruppi ambientalisti continuano ad incolpare più che altro i combustibili fossili: è sconcertante constatare che anche molto di recente, in Colombia, questo pregiudizio è stato riproposto in modo acritico, durante il convegno internazionale di Santa Marta (24-28 aprile 2026).
L’economia di mercato guarda ai numeri, non si pone problemi sociali o morali. Il benessere, la qualità della vita, la solidarietà, il volontariato, l’armonia, l’ambiente, le persone, non hanno rappresentanza né valore. Quello che conta è produrre per il consumo e per la sempre più rapida circolazione del denaro. Le altre economie possibili sono bandite. Venti anni fa Serge Latouche ce lo aveva spiegato bene con “L’invenzione dell’economia”.
Dal 15 al 18 marzo 2026, Peter Thiel, fondatore di Palantir, Anduril e PayPal, ideologo della destra tecnocratica globale, ha tenuto conferenze private a Roma, a porte chiuse, senza telefoni, senza registrazioni. Conferenze in pratica segrete, organizzate dall'associazione culturale ultraconservatrice Vincenzo Gioberti, vicina agli ambienti della destra identitaria italiana. Non era una visita turistica. La risposta che questo fatto ha ricevuto dalla politica democratica italiana è il silenzio. Un silenzio che non è prudenza. È complicità.
“Negotiamini donec veniam”, ovvero “Fate affari finché ritornerò”(Vangelo di Luca 19,13). L’episodio compare anche nell'altro Vangelo sinottico, quello di Matteo, con intonazioni e parole diverse. Comune è però ad entrambi i passi l’idea che una somma di denaro monetata (in talenti o in mine) possa rinviare per metafora alla "salvezza eterna" e che questa somma di denaro, per essere effettivamente rappresentativa della salvezza, debba essere investita con profitto...