
In un momento storico come questo, con al governo dell’Italia la peggiore destra dal dopoguerra, scrivere un saggio sui danni procurati dalla sinistra può sembrare un controsenso. Il libro non è stato scritto da autori di destra, ma da chi crede fermamente che la sinistra dovrebbe essere ben altro rispetto a quello che è da tempo diventata: un’accozzaglia neoliberista. Il saggio, attraverso macro capitoli su politica, economia, ambiente e amministrazione delle grandi città, ripercorre la storia di questo inesorabile declino. Con tono discorsivo e un carattere divulgativo, il libro si pone l’obiettivo di rendere accessibili a tutti questioni anche complicate, affinché tutti possano comprenderle e ricordarle.

Dopo un breve cenno alle definizioni di “crescita” e “decrescita” nell’immaginario collettivo, si passa ad affermare che la crescita è sostanzialmente un fenomeno impossibile, perché incompatibile con il Sistema Biologico Terrestre. Si conclude con la necessità di un cambio radicale di paradigma e l’abbandono dell’antropocentrismo. Si accenna poi all’eventuale compito delle religioni per continuare a vivere sul Pianeta insieme a tutti gli altri esseri senzienti.

Nonostante un’ampia letteratura scientifica indipendente, che considera seriamente le responsabilità del ciclo della carne, i gruppi ambientalisti continuano ad incolpare più che altro i combustibili fossili: è sconcertante constatare che anche molto di recente, in Colombia, questo pregiudizio è stato riproposto in modo acritico, durante il convegno internazionale di Santa Marta (24-28 aprile 2026).

L’economia di mercato guarda ai numeri, non si pone problemi sociali o morali. Il benessere, la qualità della vita, la solidarietà, il volontariato, l’armonia, l’ambiente, le persone, non hanno rappresentanza né valore. Quello che conta è produrre per il consumo e per la sempre più rapida circolazione del denaro. Le altre economie possibili sono bandite. Venti anni fa Serge Latouche ce lo aveva spiegato bene con “L’invenzione dell’economia”.
Dal 15 al 18 marzo 2026, Peter Thiel, fondatore di Palantir, Anduril e PayPal, ideologo della destra tecnocratica globale, ha tenuto conferenze private a Roma, a porte chiuse, senza telefoni, senza registrazioni. Conferenze in pratica segrete, organizzate dall'associazione culturale ultraconservatrice Vincenzo Gioberti, vicina agli ambienti della destra identitaria italiana. Non era una visita turistica. La risposta che questo fatto ha ricevuto dalla politica democratica italiana è il silenzio. Un silenzio che non è prudenza. È complicità.
“Negotiamini donec veniam”, ovvero “Fate affari finché ritornerò”(Vangelo di Luca 19,13). L’episodio compare anche nell'altro Vangelo sinottico, quello di Matteo, con intonazioni e parole diverse. Comune è però ad entrambi i passi l’idea che una somma di denaro monetata (in talenti o in mine) possa rinviare per metafora alla "salvezza eterna" e che questa somma di denaro, per essere effettivamente rappresentativa della salvezza, debba essere investita con profitto...
Ci troviamo in una situazione rovinosa: nella morte del diritto internazionale che ha reso possibile il genocidio a Gaza, le forze Usa-Israele hanno attaccato ingiustificatamente l’Iran, uccidendo la guida suprema e altri leader, bombardando siti petrolifici, scuole, ospedali... È indubbio che negli ultimi 25 anni, le forze politiche e il sistema mediatico hanno seguito la strada tracciata da Oriana Fallaci all’indomani dell’11 settembre 2001...Non tutti sanno che l’invettiva della Fallaci, in realtà, scaturì proprio come risposta – su richiesta dello stesso direttore del Corriere – al lungo e articolato articolo di Tiziano Terzani, pubblicato il 16 settembre sullo stesso quotidiano...
Primo maggio: festa del lavoro o festa dei lavoratori ? Non è affatto la stessa cosa perché per come la vedo il lavoro è una condanna che ci ruba la più grande fetta di vita. Chi difende i diritti dei lavoratori dovrebbe puntare a ridurre il più possibile il tempo di lavoro per recuperare quello dell'ozio, che per i latini aveva un significato positivo, era cioè il tempo utile per dedicarsi alle arti, alla lettura, alla conoscenza e alle attività ludiche...
Nonostante i suoi limiti e le sue contraddizioni, il PIL è utilizzato per calcolare la crescita economica e, di riflesso, il livello di benessere di un Paese. Dall’Indice di Felicità Interna Lorda agli indicatori di Benessere Equo e Sostenibile, sono altri i parametri che permettono di valutare il benessere reale di una società. Il problema è accordarsi a livello internazionale sugli indicatori da misurare e soprattutto ufficializzarne l’utilizzo in sostituzione del PIL.
L’economia mondiale è diventata iper‑finanziarizzata, interdipendente e appesa a un’energia a basso costo che non è più garantita.
Questo crea fragilità ovunque, non in un solo paese.
Gli Stati Uniti sono in pratica “in bancarotta” ma non nel senso comune del termine: controllano ancora la loro valuta, hanno mercati finanziari vasti e un ruolo centrale nel sistema. Ma questo non cancella il fatto che gli squilibri interni e i fattori di rischio USA sono abnormi: debito pubblico altissimo, obblighi futuri giganteschi, un sistema politico paralizzato e un modello economico che richiede crescita continua per restare stabile alla faccia di qualsiasi limite democratico.
E quando un sistema è sotto pressione, tende a spostare il peso fuori, quando l’interno non regge, si cerca un “esterno” su cui scaricare tensioni, responsabilità, narrazioni.
Questo crea fragilità ovunque, non in un solo paese.
Gli Stati Uniti sono in pratica “in bancarotta” ma non nel senso comune del termine: controllano ancora la loro valuta, hanno mercati finanziari vasti e un ruolo centrale nel sistema. Ma questo non cancella il fatto che gli squilibri interni e i fattori di rischio USA sono abnormi: debito pubblico altissimo, obblighi futuri giganteschi, un sistema politico paralizzato e un modello economico che richiede crescita continua per restare stabile alla faccia di qualsiasi limite democratico.
E quando un sistema è sotto pressione, tende a spostare il peso fuori, quando l’interno non regge, si cerca un “esterno” su cui scaricare tensioni, responsabilità, narrazioni.