
Serge Latouche promuove il ritorno dall’oblio in cui era stato precipitato dal sistema culturale francese del filosofo e sociologo Jean Baudrillard, considerandolo uno dei principali precursori della Decrescita, attraverso un’analisi molto accurata delle sue idee-forza, a partire dai suoi primi libri legati al clima del Sessantotto e della fase aurorale degli Anni Settanta, come : Il sistema degli oggetti e La società dei consumi.

L'economia post-crescita sfida il paradigma estrattivo del libero mercato su un pianeta a risorse limitate. Georgescu-Roegen, Naess, Bateson e Illich propongono decelerazione e contatto con la natura contro l'accelerazione tecnocratica. Dal tenore di vita al benessere qualitativo: bivio tra megamacchina e convivialità, crescita quantitativa e qualità della vita.

I recenti movimenti contro la guerra in Palestina sono oggetto di apprezzamento in larga parte dell’opinione pubblica, che giustamente ritiene insopportabile questo concentrato di distruzione. Ma l’assuefazione alla violenza è un fenomeno generale, profondamente radicato nella vita ordinaria, permeata da sistematiche aggressioni contro animali, pesci, ecosistemi, specie non umane in genere. La guerra planetaria contro la natura è la più estesa e spietata, ed è guidata dal paradigma economico/consumista, la grande follia del nostro tempo. La decrescita si configura come protesta radicale contro l’adorazione fanatica dei feticci economici.

Ai nostri tempi è facile che chi ama nel profondo la Natura sia preso da sconforto quando non assalito dalla depressione. Soprattutto se si ha una certa età: un tempo si credeva realmente di cambiare il mondo, oggi non più. E allora, che fare? L’autore indica alcune che lui chiama “ancore di salvezza” che magari possono valere anche per altri, non solo per lui.
La decrescita ha bisogno di essere riattualizzata ? Forse no, giacché le urgenze che prospetta non hanno mai perso di attualità, ma ha bisogno che i suoi contenuti non vengano annacquati o fraintesi. La decrescita è un'utopia politica, filosofica ed economica che pretende di essere percepita come modello sociale alternativo a quello dominante e in vigore ormai da circa due secoli, ovvero fin dagli albori dell'era industriale.
Dopo un breve esame delle idee che può evocare nel pubblico la parola “Decrescita”, viene affermata l’impossibilità che una semplice decrescita dell’ economia possa essere una soluzione dei problemi ecologici mondiali, risolvibili soltanto con un completo cambio di paradigma. Viene poi fornito un elenco di utopie cui l’Italia potrebbe dare inizio, come esempio per il resto del mondo.
Quest'articolo racconta lo sviluppo iniziale del personale percorso decrescente dell'autore, innescato dalla osservazione diretta delle disuguaglianze sociali in uno dei paesi apparentemente più ricchi al mondo ed iniziato con l’intensa lettura degli autori più importanti per capire i principi della Decrescita.
L'accostamento tra i due concetti è certamente inusuale. L'articolo si propone, tuttavia, di andare oltre a strutture di pensiero ereditate ma non abbastanza riflettute. Le visioni del mondo orientali non sono "religioni", come noi le intendiamo sulla scorta del cristianesimo. E in primo luogo il buddismo, con il suo sostanziale ateismo. Al contrario esse contengono ontologie e epistemologie, confermate oggi dai risultati della fisica quantistica, che possono gettare luce sui fondamenti della decrescita ovvero di una "economia della permanenza", chiamata cosi dal Mahatma Gandhi.